A Roma servono i grattacieli

La storia è vecchia e periodicamente se ne torna a parlare: a Roma è possibile edificare grattacieli?

Qualche anno fa si parlò addirittura di un referendum, cosa sinceramente singolare e probabilmente inutile oltre che dannosa per le casse pubbliche, visti gli oneri di gestione di una consultazione popolare di cui si potrebbe anche fare a meno. I politici, delegati dal popolo, devono assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio di prendere decisioni importanti per il futuro delle nostre città.

Al momento, la Capitale d’Italia ha, come edificio più alto, la Torre Eurosky, che si erge con i suoi 125 metri, all’Eur, lontano dai livelli delle realizzazioni di Milano, Torino, Napoli, Bologna e della stessa Latina, come anche della Basilica di San Pietro. La chiesa più importante di Roma, in particolare, continua ad essere la struttura cittadina più imponente, raggiungendo i 136 metri; a riguardo, si dice che una norma non scritta vuole che tale primato non debba essere in alcun modo superato.

Ora, è opportuno guardarsi negli occhi e dire realmente cosa si vuole fare dell’Urbe: affogarla nella stagnazione in cui si è incagliata o farne una metropoli all’avanguardia e allo stesso tempo custode gelosa e raffinata del suo passato e delle sue bellezze? Se decideremo, perché ancora nessuno l’ha fatto, di virare sulla seconda soluzione, non si può non sposare la causa affascinante e avveniristica della realizzazione di veri, moderni e funzionali grattacieli, nell’ottica di una città smart e attenta all’efficienza energetica.

Diverse sono le ragioni che dovrebbero spingere verso tale progetto.

Si pensi a una nuova pianificazione urbanistica di spessore, utile a dare ulteriore lustro architettonico, attesa da troppo tempo e risalente, come ultimo esempio, all’epoca fascista, in particolare grazie al modello del quartiere Eur.

Si pensi alla capacità di attrarre lavoro e capitali con conseguente sviluppo del PIL cittadino che, volenti o nolenti, resta il principale indicatore della dinamicità di un’area.

Si pensi, infine, alla difesa dell’immenso patrimonio ambientale e agricolo della città. Roma, infatti, non deve essere più sviluppata in orizzontale, data la preoccupante invasione delle campagne circostanti nonché il deperimento della straordinaria risorsa agricola dell’Agro romano e dello splendore della campagna laziale, unica nel suo genere per il verde, le colline e i laghi, tanto osannati da artisti e poeti d’Oltralpe.

Roma ha bisogno di svilupparsi in verticale, plasmando una skyline che sia modello straordinario come è già stato fatto in altre metropoli di pari pregio architettonico e artistico, ad esempio Parigi. Del resto, come dice il motto dello storico gemellaggio tra le due città, non è forse vero che “solo Roma è degna di Parigi e solo Parigi è degna di Roma”? Dimostriamolo!

E’ chiaro che il tutto deve essere realizzato a determinate condizioni, con norme urbanistiche chiare e volte, da un lato, a tutelare il centro storico e le aree sottoposte a vincoli paesaggistici, architettonici, ambientali e archeologici; dall’altro, a sviluppare centri come l’Eur, che necessita di veder promosso il profilo già importante di Financial District della Capitale, e a riqualificare periferie che hanno già divorato parte delle fertili terre della campagna romana. Il tutto con un sistema integrato di servizi e di collegamenti tipici di una città efficiente e moderna.

Chi sarà eletto per amministrare Roma non potrà esimersi dal prendere una decisione chiara sul tema, rischiando altrimenti di condannare i cittadini capitolini al destino dell’asino di Buridano. L’Urbe merita di darsi un futuro, nel rispetto del proprio glorioso passato, perché ai nostri figli non va lasciata una città malinconica nella sua struggente bellezza, ma un fulcro di idee e progetti che attinge alla propria tradizione per tenersi a passo con i tempi e, magari, tornare ad essere il punto di riferimento riconosciuto in passato.

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