Affittopoli a Roma. C’è solo una soluzione: regolamentare!

Il Commissario Straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, ha avuto il merito di rendere nota la situazione scandalosa degli affitti degli immobili comunali. Una trasparenza che difficilmente avremmo avuto con al governo della città i partiti che, stando alle informazioni pubblicate, godono da tempo di una situazione di favore che va al di là di ogni immaginazione.

Sapere che vi sono cittadini e partiti con affitti a prezzi stracciati per edifici siti nei luoghi prestigiosi del centro di Roma, scoprire che vi sono organizzazioni politiche addirittura in condizioni di morosità – si pensi alla sede del PD di Via dei Giubbonari o a quella storica della destra a Colle Oppio – fa sicuramente rabbia. Una rabbia ancora più dolorosa in un periodo di crisi economica come quello attuale.

“Affittopoli” è la dimostrazione che non è marcia solo la politica, ma anche la società civile. C’è una parte consistente di cittadini connivente con gli intrallazzi della cosa pubblica e che lucra e scrocca sulle spalle degli altri. C’è un sistema di corruzione nel nostro Paese talmente radicato da caratterizzarsi come un “prodotto tipico” del Made in Italy. Io brevetterei questa nostra peculiarità.

Battuta amara a parte, fa piacere che Roma Capitale abbia attivato due task force per le operazioni di verifica delle “posizioni anomale sia da un punto di vista documentale che fattuale”, affiancandosi “alla Segreteria Tecnica che già da tempo è dedicata all’analisi del patrimonio immobiliare capitolino”.

Dal comunicato del Campidoglio si intuisce che la situazione complessiva non è ancora chiara ed è evidentemente complicata. Se bisogna rafforzare le strutture per capire, in primis, le anomalie “dal punto di vista documentale” significa che, prima ancora di scoprire se l’inquilino paga l’affitto e a quale cifra irrisoria, bisogna trovare le carte e verificare la loro correttezza.

Come ha detto Stefano de Luca, presidente del Partito Liberale Italiano, alla trasmissione del 3 febbraio 2015 di Gold TV, “Roma verso il voto”, siamo a un livello ben peggiore del “caos calmo”.

Eppure, spesso accade che, in una situazione complicata, l’origine del problema, come la sua possibile soluzione, è semplice.

A Roma, come nella maggioranza dei Comuni italiani, si crea questa situazione scandalosa perché manca una precisa e chiara regolamentazione. Non c’è una deliberazione né di Giunta né di Consiglio comunale che fissi i criteri per la valutazione di un immobile comunale e che sia di riferimento per la determinazione del canone di locazione. Mancando le regole, il tutto è rimesso alla volontà dei singoli. Trattandosi, poi, di immobili affittati decine di anni fa, sarà veramente arduo risalire alla ratio della contrattazione fatta a suo tempo.

Pertanto, sarà fondamentale che il Comune emani un regolamento sulla materia con un capo della deliberazione, che dovrà essere di Consiglio comunale, appositamente dedicato alla soluzione del pregresso. E regole chiare e logiche per il futuro.

Chi non è in grado di sostenere il giusto affitto, che deve essere adeguato al livello dell’immobile e della zona urbanistica della città, può cercarsi casa altrove. Stessa sorte per quei partiti che, in tutti questi anni, hanno sfruttato questa situazione, predicando bene e, come è evidente, razzolando malissimo.

© 2013 - 2014 Capitale Roma - Piazza Verbano, 16 - 00166 - P.IVA/CF 9777415058.