Alcune riflessioni sul tema mafia

Roma, domenica 14 novembre 2015, Largo Corrado Ricci angolo Fori imperiali.

Ore 11: da Largo Ricci parte una strana manifestazione.

Circa 2.000 persone sfilano fino a Piazza Santi Apostoli per chiedere che lo Stato protegga il giudice Nino Di Matteo, minacciato di morte dalla mafia a causa delle sue indagini sui mandanti occulti delle stragi Falcone e Borsellino.

I manifestanti sono guidati da Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo Borsellino, e nel corteo trovano spazio molte sigle dei movimenti antimafia.

I manifestanti gridano slogan contro la mafia e chiedono a gran voce alle istituzioni (Mattarella, Renzi, Grasso) di esprimere pubblica solidarietà al giudice Di Matteo, perché la storia insegna che la mafia uccide chi è isolato.

Sulla stampa maggiore, questa manifestazione non ha trovato eco.

Riassumiamo:

2.000 cittadini scendono in piazza per chiedere che lo Stato protegga un giudice dalle minacce di morte della criminalità mafiosa.

Ora, il giudice è un funzionario dello Stato e il fatto che cittadini comuni manifestino per chiedere allo Stato di proteggere un proprio funzionario dalle grinfie mafiose, sembrerebbe paradossale.

Come se non fosse interesse dello Stato quello di proteggere i propri giudici; come se non fosse interesse dello Stato quello di combattere la mafia.

Eppure, i 2.000 hanno manifestato, giunti da tutta Italia, con in prima linea parenti di uomini di Stato morti per mano mafiosa.

Ma che Stato è quello che consente che i propri uomini migliori vadano al macello?

Che Stato è quello che non offre sostegno ai magistrati impegnati nei processi più delicati?

La storia di questo paese sta lì a dimostrare che i 2.000, purtroppo, sfilavano a ragion veduta.

Ce ne è abbastanza per dire che in Italia l’assenza di verità su 50 anni di stragi (da Portella delle Ginestre in poi) genera mostri.

E se fino al 1989 poteva esserci il comodo alibi dell’anticomunismo a giustificare insabbiamenti e garantismi, dopo il 1989 ogni scusa è caduta. E le stragi del 1992 pesano come macigni sulla coscienza nazionale. Senza verità su quelle stragi, il paese difficilmente troverà le risorse morali per innescare nuovi percorsi virtuosi di crescita morale e economica.

Dimenticavo: durante il comizio a Piazza Santi Apostoli, è stato letto un messaggio di solidarietà a Di Matteo a firma del Presidente del Senato Pietro Grasso. Da Mattarella e Renzi, silenzio.

Totò Riina, invece, esterna.

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