Alcuni spunti di riflessione sul DDL Cirinnà.

Unioni civili e adozioni gay. Passo in avanti o possibile questione di legittimità costituzionale?

Per la prima volta, dopo anni di dibattiti politici e giurisprudenziali, che hanno coinvolto le Corti di giustizia nazionali ed internazionali, il Disegno di legge Cirinnà ha proposto una regolamentazione giuridica per le unioni civili.

Il testo del disegno di legge è composto da 19 articoli riuniti in due titoli: il primo disciplina il riconoscimento del legame delle coppie omosessuali, il secondo la convivenza.

Nello specifico, quanto alla regolamentazione delle coppie gay, l’art. 1 del Ddl Cirinnà prevede la possibilità per due persone dello di costituire un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni.

Tra i diritti riconosciuti alla coppia ci sono quelli dell’assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni, subentro nel contratto d’affitto, reversibilità della pensione e i doveri previsti per le coppie sposate.

Con il testo normativo in commento anche i matrimoni contratti all’estero e quelli nei quali un coniuge abbia cambiato sesso potranno essere riconosciuti come unioni civili.

In tal senso, sembra che si sia fatto un passo avanti rispetto all’orientamento tradizionale della Corte di Cassazione e della Corte di giustizia, le quali, pur ritenendo che “la diversità dei nubendi non costituisce presupposto naturalistico di esistenza del matrimonio”, hanno sempre negato la riconoscibilità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, ritenendoli inefficaci (si veda sul punto Corte di Cassazione, sent. n. 4184/12 e Corte di giustizia, sent. del 24 giugno 2010, “Schalk e Kopf c. Austria”).
Per quanto concerne le adozioni per le coppie omosessuali, è stata prevista l’estensione alle unioni civili del c.d. “
Stepchild Adoption”, vale a dire l’istituto che permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14).

Tale disegno di legge rappresenta un importante momento di riflessione per il nostro paese e un traguardo per il mondo civile; tuttavia, rimane forte il dubbio del possibile contrasto di tale novum normativo con la Carta Costituzionale, con particolare riferimento all’art. 29 Cost. il quale stabilisce che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

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