Economia circolare per un nuovo modello di sviluppo

Si chiama “economia circolare” non più usa e getta ma recupero e riutilizzo questa è la base di un nuovo modello di sviluppo, capace di proteggere l’ambiente, limitare i rifiuti, creare posti di lavoro e riusare materie prime preziose. Nulla si distrugge tutto si trasforma, cosi recita la legge della conservazione scolpita da Laurent De Lavoisier un appartenente ai pensatori forti dell’Illuminismo, oggi torna di attualità come incipit dell’economia circolare per un nuovo modello di sviluppo, la prima spinta viene dal risparmiare che significa non sprecare, a partire dalla risorse naturali che bruciamo con una percentuale del 40 per cento in più della loro capacità di autoproduzione ogni italiano elimina 20 chilogrammi l’anno di spazzatura elettronica, gettata a volte in strada o in discariche. La McKinsey ha calcolato che se fossero recuperati i materiali del manufattoriero mondiale ci sarebbe un risparmio in questo settore, per acquisti di materie prime pari a 630 milardi di dollari l’anno, secondo la Fondazione Ellen MacArthur l’economia circolare per soli beni durevoli porterebbe nei paesi della UE a una riduzione dei costi di produzione pari a 380 miliardi di dollari più del 3% del PIL europeo che tutti vorremmo vedere in crescita, la Commissione Europea presenterà un piano di azione da approvare entro l’anno. Ma i rifiuti elettrici ed elettronici sono solo un anello della catena entrata in corto circuito, i cittadini dell’OCSE acquistano 800 Kg di cibi e bevande, 20 Kg di scarpe e vestiti, il tutto in 120 Kg di imballaggi che per l’80% diventano spazzatura, l’economia circolare si sostituisce alla sottocultura dell’usa e getta; dieci anni fa la vita di un televisore era più lunga di almeno quattro anni quella tv può tornare a vivere in due possibili modi, come dimostra la fabbrica della rigenerazione creata al Politecnico di Milano con la collaborazione del CNR e di gruppi industriali come la Candy e Magneti Marelli. La nuova economia presenta grandi potenzialità in termini di manodopera, l’anemica ripresa in atto quando si rafforzerà non porterà alla creazione di posti di lavoro per il numero che servirebbe, l’economia circolare agisce in modo inverso, creando nuove linee di produzione aumenta la domanda di manodopera, per avere un idea bisognerebbe visitare il sito www.rreuse.org, prima piattaforma europea, ramificata in dodici paesi delle imprese sociali che lavorano nel riciclo. Una volta tanto non indossiamo la maglia nera, l’Italia è uno dei paesi più avanzati nella ricerca di nuovi sbocchi per l’industria del riciclo, la rivoluzione del monouso, con un utilizzo esagerato della plastica appartiene ormai alla storia industriale del secolo scorso, ora l’obbiettivo è ridurre gli imballaggi, l’ultima scoperta arriva dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che si sta specializzando in questo settore, recuperano caffè, prezzemolo e cannella, hanno battuto sul tempo i colleghi e ne sono riusciti a ricavarne bioplastiche, il risultato è stato giudicato ottimo per qualità, resistenza e flessibilità. Riuso, Confronto Necessario Molto concisamente e con qualche semplificazione necessaria, sulle due anime come fenomeno da comprendere: . Una è Sociale ispirata al principio di libertà, diffusione e riconoscimento della paternità, la condivisione per un motivo etico . Una è economica, ispirata a modelli di commercializzazione dei prodotti basati su servizi, sempre legati ad un contesto imprenditoriale, la condivisione del sorgente in quanto individuata da una strategia di mercato. Le due anime si sostengono a vicenda, la prima fornisce una motivazione etica, la seconda la sostenibilità del modello, per quanto affascinante sia la prima (che risale agli anni 80) è meerito della seconda se in tempi recenti si stia parlando di tale fenomeno. Riusare nel 2015 In seguito all’evoluzione legislativa nazionale e comunitaria, in Italia si stanno moltiplicando le azione istituzionali a favore del riutilizzo. Nel frattempo il mercato dell’usato, in controtendenza con la crisi, continua a crescere e generare posti di lavoro, con gli operatori che a gran voce chiedono di non essere ignorati dalle politiche pubbliche. A Vicenza è stato approvato il primo impianto di gestione rifiuti dedicato alla preparazione per il riutilizzo, si stanno producendo studi, elaborazioni, sperimentazioni, dimostrazioni ed opinioni, nel 2013 c’è stato il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo che offre un ampio resoconto dei contributi tematici più importanti. La Direttiva CE 98/2008 definisce, all’art.3, paragrafo 13, il riutilizzo come qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti, che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti. Nell’ordinamento nazionale, il riutilizzo dei prodotti è disciplinato dall’art. 180 bis del D.Lgs.152/2006, in particolare per i rapporti con la P.A. dove stabilisce che le Pubbliche Amministrazioni debbano promuovere, iniziative volte a favorire il riutilizzo dei prodotti. Il diritto comunitario fissa la prevenzione dei rifiuti come principio prioritario in materia di gestione dei rifiuti, infatti la prevenzione dei rifiuti è strettamente connessa al miglioramento dei processi produttivi ed all’influenzare i consumatori sulla necessità di avere prodotti verdi e minori imballaggi, purtroppo tutto questo non è mai venuto realtà, ecco perché con una comunicazione la Commissione europea dice che la prevenzione può essere ottenuta solo influenzando le decisioni prese a vari stadi del ciclo della vita dal design agli usi finali, sempre secondo la Commissione europea i network organizzati per riparare e per il riuso, devono essere considerati parte fondamentale per i piani di prevenzione e di gestione dei rifiuti, spesso questi centri vengono gestiti da imprese di integrazione sociale che lavorano con gruppi di svantaggiati, come per esempio disoccupati di lungo periodo. Gli Ostacoli al Riutilizzo Se quello del riuso fosse un settore orientato dal mercato e regolamentato ad hoc, tutti gli indici mostrano che la sua prospettiva sarebbe in crescita, strutturazione della filiera, creazione di impiego, sviluppo locale, ma purtroppo questo settore soffre di limiti di non poco conto, tra i principali ostacoli troviamo sicuramente: a) leggi ed oneri che non si adattano a chi fa riutilizzo professionalmente b) diversi schemi di governance sui rifiuti inibiscono a livello locale interventi volti al riutilizzo c) la sofferenza di zone grigie normative d) i negozianti che vendono merci che derivano dal riciclo di materiali pagano due volte l’IVA e) gran parte delle risorse pubbliche destinate al riutilizzo viene usata per iniziative scollegate dal settore. Cosa ci dice il Mercato L’Ultimo rapporto è datato 2013 pubblicato dall’Osservatorio Findomestic ed afferma che negli ultimi 5 anni il rapporto degli italiani con il mercato dell’usato è cambiato, nel primo semestre del 2013 il 48% degli italiani ha fatto ricorso all’usato, non solo per auto o moto ma anche per giocattoli, computer, abbigliamento, cellulari, ed il 41% ha dichiarato che intende incrementare il ricorso a questo canale di acquisto, questo significa che il mercato è destinato a crescere, a preferire l’usato sono soprattutto giovani (il 52%) tra i 18 ed i 34 anni, più diffidenti gli intervistati tra i 45 ed i 64 anni (solo il 38%). Meglio l’Usato che il Cinese Sicuramente è preferibile l’acquisto di un prodotto usato che un prodotto low-cost in quanto il riuso allunga il ciclo di vita del prodotto stesso, vengono quindi preservate risorse per produrre lo stesso oggetto nuovo e non vengono sprecate risorse per smaltirlo, l’usato è a chilometri zero, un oggetto usato a parità di prezzo è sicuramente superiore in termini di qualità, la possibilità di una seconda vita è sicuramente preclusa ad oggetti di bassa qualità. Considerazioni Finali Sono convinto che si stia andando verso un concetto di economia circolare, e che sia giusto attivarsi affinché questo fenomeno venga da un lato spinto da un lato che ci si adoperi affinché le varie problematiche vengano risolte, grazie all’economia circolare vi è una riduzione dei rifiuti, ed un nuovo modo di impiegare le persone, di creare nuovi posti di lavoro, i prodotti dovrebbero essere concepiti fin dalla fase di progettazione secondo il concetto di riuso o riciclo, mentre i prodotti di bassa qualità dovrebbero essere esclusi. Sentito Bruno che si è dimostrato curioso ed attento alla questione abbiamo pensato l’attivazione di Forum della Associazione a riguardo, che vada a promuovere iniziative per far conoscere la tematica e proposte concrete affinché ci si doti di una normativa chiara che vada a risolvere i problemi elencati da inviare agli organismi competenti come Associazione a Roma si Cambia, è un Forum su un argomento ben specifico ma che coinvolge più temi, dal lavoro, all’ambiente alle politiche sociali alle attività produttive, ecco perché laddove esistano Forum su questi temi si vada verso una sinergia comune oltreché ad un dialogo, non solo con altri Forum ma anche nello stesso sperando che vengano coinvolte persone che abbiano competenze sulle quattro politiche sopra elencate. Perché Roma e L’Italia per storia, turismo, arte, paesaggi e cibo, può incidere in un nuovo modo di concepire il sistema capitalistico oggi in crisi. Roma e l’Italia possono divenire il più importante laboratorio al Mondo per una nuova economia,  perché l’economia si può fare sociale ed a difesa dell’ambiente, per tutelare le persone più bisognose, per creare lavoro, per difendere l’ambiente, per risparmiare in tempi di crisi, abbassando i costi per le tutele delle persone, per lo smaltimento dei rifiuti, mantenendo servizi intatti.

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