Intelligent building

Roma deve avviare una “Strategia smart” con l’obiettivo di definire, realizzare ed utilizzare l’insieme di strumenti che le innovazioni tecnologiche e la rivoluzione digitale oggi consentono.

Oggi parliamo di “intelligent building” ossia il tema degli edifici intelligenti.

L’evoluzione dell’attuale sistema elettrico verso il paradigma Smart grid passa non soltanto dalla “smartizzazione” della rete elettrica, ma anche dal rendere intelligenti i diversi “nodi” della rete, primi fra tutti gli edifici, ad oggi responsabili di una quota piuttosto rilevante dei consumi energetici e che, per di più, ospitano crescenti quantità di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Con il termine Intelligent Building si intende un edificio in cui gli impianti in esso presenti sono gestiti in maniera integrata ed automatizzata, attraverso l’adozione di una infrastruttura di supervisione e controllo degli impianti stessi, al fine di massimizzare il risparmio energetico, il comfort e la sicurezza degli occupanti, e garantendone inoltre l’integrazione con il sistema elettrico di cui il building fa parte.

L’accento viene posto, in particolare, sull’infrastruttura di supervisione e controllo degli impianti, al fine di raggiungere livelli di “intelligenza” in funzione del numero degli impianti controllati e del livello di integrazione tra gli stessi.

Gli elementi chiave possono essere individuati nei seguenti tre:

  1. Gli impianti presenti all’interno dell’edificio;

  2. L’infrastruttura di supervisione e controllo degli impianti;

  3. I benefici attesi derivanti dalla realizzazione di un edificio intelligente.

Gli impianti tipicamente presenti all’interno di un Intelligent Building possono essere “clusterizzati” in 3 macro‐categorie:
(i) “energy”, all’interno della quale ricadono gli impianti per la produzione, gestione e consumo di energia (ad esempio, impianti di illuminazione e di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria;

(ii) “entertainment”, all’interno della quale ricadono gli impianti per la gestione ed il controllo di apparecchi multimediali audio‐video;

(iii) “safety&security”, all’interno della quale ricadono gli impianti per la prevenzione e gestione dei «rischi» che possono compromettere l’incolumità e la sicurezza degli occupanti.

Focalizziamoci sugli impianti afferenti alla macro‐categoria “energy”, e la relativa infrastruttura di supervisione e controllo che abilita la gestione integrata ed automatizzata di tali impianti. In particolare, tale infrastruttura è costituita da un «sistema hardware‐software» che integra il funzionamento degli impianti presenti all’interno di un edificio, abilitandone la mutua comunicazione, in modo tale che ogni variazione dei parametri di funzionamento di un singolo impianto possa determinare un’azione di regolazione dei dispositivi installati sull’impianto stesso e/o su quelli installati negli altri impianti con esso comunicanti. Ciò rappresenta la differenza sostanziale di tale infrastruttura rispetto ai sistemi di building automation “tradizionali”, i quali automatizzano il funzionamento di singoli impianti (ovvero senza la mutua comunicazione tra tali impianti).

Gli impianti presenti in questa macro-categoria sono l’impianto di illuminazione (lampadina / tapparella / impianto di illuminazione), di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria e le cosiddette appliances/processi (sistemi di carico).

Il quadro normativo in Italia

Analizzando nel suo complesso il quadro normativo nazionale in tema di Intelligent Building, emerge come l’attuale «impianto» sia piuttosto «evoluto» da un punto di vista tecnico, grazie alla presenza di una norma tecnica (la UNI EN 15232) la quale consente agli operatori di classificare e valutare i risparmi energetici derivanti dall’adozione di un sistema di intelligenza secondo varie declinazioni. In particolare, tale norma rappresenta il “fulcro” dell’attuale impianto normativo‐regolatorio nazionale, dal momento che fornisce:
(i) una classificazione dei «sistemi» e delle «funzioni di building automation» che possono essere implementati all’interno degli edifici;

(ii) una classificazione dei «sistemi di building automation» in base alle funzioni di automazione implementate;

(iii) una stima dell’impatto che i «sistemi di building automation» hanno sulle prestazioni energetiche degli edifici.
Gli obblighi attualmente vigenti in Italia relativi, seppur indirettamente, alla realizzazione di Intelligent Building sono:

  • livello minimo di automazione per gli edifici ad uso non residenziale di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazioni importanti;

  • edifici ad energia quasi zero (NZEB) Nearly Zero Energy Building (edificio ad altissima prestazione energetica, nel quale il bilancio tra energia consumata ed energia prodotta è prossimo allo zero e sono minimizzati i consumi legati al riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione e produzione di acqua calda sanitaria).

L’obbligo alla realizzazione di tali edifici è prescritto nel DM 26/06/2015 che definisce il livello minimo di automazione – corrispondente alla classe B della norma UNI EN 15232 – per gli edifici ad uso non residenziale di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazioni importanti (interventi che interessano almeno il 50% della superficie disperdente dell’edificio).

Il D.L. 4 giugno 2013, n° 63 recepisce la Direttiva Europea (EPBD II) sulla prestazione energetica degli edifici e prevede che dal 1 gennaio 2019 gli edifici di nuova costruzione occupati da Pubbliche Amministrazioni e di proprietà di quest’ultime dovranno essere edifici ad energia quasi zero. Questa disposizione sarà estesa a tutti gli edifici di nuova costruzione a partire dal 1 gennaio 2021.

La sostenibilità economica dell’Intelligent Building 

Secondo alcuni studi (Politecnico di Milano) possono essere considerati due indicatori di sostenibilità economica dell’investimento, il Tempo di Pay‐Back (PBT) e l’Internal Rate of Return (IRR).

Gli edifici Intelligenti raggiungono la sostenibilità economica se valutati in termini di IRR, tuttavia mostrano tempi di ritorno dell’investimento (PBT) superiori; ciò è essenzialmente dovuto al rilevante costo di investimento iniziale per l’implementazione degli edifici, che tuttavia si ripaga nel corso della sua intera vita utile. Lo studio sottolinea che, nel caso di edificio «esistente», la realizzazione di un Intelligent Building è caratterizzata da economics migliori rispetto al caso di edificio «nuovo», dal momento che gli extra‐risparmi energetici conseguibili più che compensano il maggior costo d’investimento necessario.

Il patrimonio immobiliare di Roma è vasto e variegato (residenziale / Pubblica Amministrazione / Ricettività / GDO / Uffici) con una dispersione energetica molto elevata.

Alcune proposte

Favorire e supportare investimenti in questo segmento porta da un lato a vantaggi economici nel medio periodo (minori consumi di energia fossile) e, dall’altro, vantaggi nel breve legati al minore livello di inquinamento che produce un minor impatto di spesa pubblica se pensiamo soltanto all’abbattimento di malattie indotte da curare.

In sintesi

  1. collegare la concessione di nuove autorizzazioni a costruire all’obbligo del rispetto della Direttiva Europea EPBD II;

  2. definire un sistema di agevolazione indiretta (sconto su IMU e TASI);

  3. utilizzare parte delle risorse comunitarie stanziate per concedere incentivi volti alla ristrutturazione energetica degli edifici esistenti;

  4. definire accordi con i fornitori di impianti al fine di concedere sconti sull’acquisto di quest’ultimi.

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