L’Area Metropolitana di Roma Il ruolo strategico delle aree periferiche.

Da Suburra a fondamentale motore di sviluppo sociale ed economico della Capitale. La sicurezza del territorio , l’integrazione delle infrastrutture, la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del tessuto metropolitano.

Un nuovo modo di considerare la Città, così come in un quadro d’artista, ancorchè famoso, la cornice è quasi sempre testimone del valore formale  dell’opera, rappresentando un reale abbellimento dell’insieme, così le aree periferiche cittadine,  nella loro massima estensione extraurbana,  devono incarnare il ruolo di custodia eccellente della Grande Bellezza di Roma.

Non più, quindi, solo costo, ma investimento e razionalizzazione: nello scenario futuro non saranno le nazioni a competere per la conquista del favore del mondo, ma le metropoli in essere ed al divenire per le loro performance ambientali, economiche sociali e culturali.

Per questo determinante sarà proprio l’azione da intraprendere in termini urbanistici e sociologici per liberare il cuore cittadino dal sovraccarico rappresentato da un sistema pulsante migratorio tra centro e periferia e viceversa, fondato sulla mancanza reale  di un progetto a largo respiro che includa armonicamente economia, lavoro, socialità e servizi amministrativi ed assistenziali.

In buona sostanza poche municipalità metropolitane caratterizzate da specificità univoche,   in grado di rappresentare  polarità univoche  per l’intero tessuto territoriale, con una mission indipendente dagli umori politici contingenti e dalle clientele. Grandi piazze municipali con funzione di Foro, in termine materiale e non virtuale.

In conclusione, un manipolo di pochi teatri amministrativi dove sia possibile  misurare senza appello i risultati di una buona gestione  rispetto alla mission specifica affidata.

Per base la cura maniacale del territorio e la sua sicurezza, in sequenza la migliore creatività partecipata per l’attuazione della porzione di progetto sociale ed economico   per l’affermazione di una rinnovata Grande Bellezza.

Anziché insistere nel contemplare il proprio ombellico, cioè la disastrosa realtà contingente, meglio osservare le azioni  intraprese dalle altre metropoli :  non serve  inventare, qualche volta vale la pena  copiare, sempre se lo si fa  per il bene comune.

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