Multinazionali in Italia : welcome o bye bye?

Da anni,periodicamente, si ripropone il tema degli investimenti di società a capitale estero nel nostro Paese in occasione di annunci di nuovi investimenti o di addii dolorosi per lavoratori e per l’erario.
In un mondo globalizzato 4.0 in cui le società più capitalizzate (Apple e Google in cima alla classifica) che rappresentano per definizione il concetto di innovazione tecnologica, hanno superato il legame con territorio inteso come presenza industriale, la domanda da porsi e’ : come  l’Italia può diventare sempre più  meta di investimenti?
Accanto ai fattori tradizionali che zavorrano il nostro Paese, quali il costo di lavoro e carico fiscale, si affiancano fardelli quali tempi della giustizia e corruzione che rendono la promozione dell’ “Invest in Italy”molto  difficoltosa.
Bisogna , tuttavia, in ottica di rilancio nazionale, accanto alla risoluzione (almeno parzialmente) dei problemi sopra menzionati, partire dalla qualità della nostra manodopera che si traduce in qualità di prodotto (non a caso il Made in Italy resiste) per continuare a puntare su formazione qualificata delle professioni tecniche.
La stabilità nel medio-lungo periodo del quadro politico e normativo garantirebbe altresì alle multinazionali la possibilità di programmare investimenti pluriennali.
Dobbiamo attrarre investimenti in asset industriali (nelle ultime settimane due multinazionali americane hanno annunciato importanti investimenti nel Lazio ed in Toscana) ed in formazione tecnologica (Apple docet) tali da rendere il nostro paese un “hub”di cervelli e di prodotti tecnologicamente avanzati.
Possiamo farlo? Direi dobbiamo farlo. Per amore di un Paese che ci rende orgogliosi nel mondo per le sue bellezze e per la sua storia e che dobbiamo contribuire a far sviluppare perché possiamo giocare un ruolo importante nell’economia globale e digitale.
A ciascuno di noi, nei rispettivi ruoli, la propria responsabilità.
Alla politica, in primis, quello di creare credibilità, regole di contesto ed immagine di Paese affidabile. Ai manager italiani di multinazionali quello di fare il possibile per incidere sui piani di investimento per vincere una sfida non solo intra aziendale ma per il Paese. In ultimo, ma non per ultimo, a tutti noi cittadini il compito di contribuire a rendere il Paese sempre più civile : pagare le tasse dovute , evitare agevolazioni o privilegi che si ripercuotono sulla collettività e quindi su ognuno di noi.
In un mondo globale e cinico nelle scelte di investimento la competizione tra Stati per creare ricchezza al proprio interno e’ costante. Tutti insieme allora per un’Italia più forte.

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