Un baciamano contro il declino di Roma

Il baciamano di Giovanni Malagò a Virginia Raggi appare come un gesto d’altri tempi, l’elegante reazione di un gentleman ai duri colpi subiti. Un comportamento inedito nell’ambiente politico di oggi, contrassegnato dalla pochezza dei modi e del linguaggio, su cui si potrebbe faticosamente sorvolare se non fosse appesantita dalla faciloneria e dal pressappochismo con cui l’Italia è governata, da molti anni a questa parte.

La galanteria con cui il presidente del Coni ha risposto al secco No alle Olimpiadi del 2024 ricevuto dal Sindaco di Roma, peraltro accompagnato dall’imperdonabile ritardo all’appuntamento organizzato per discutere della questione, assume un valore simbolico. Malagò appare come Baudelaire dinanzi alla bellezza, la quale troneggia “nell’azzurro qual sfinge impenetrabile”, con “il cuore di ghiaccio” e “le membra nivee”. Da colei, a cui così elegantemente ha baciato la mano, il manager romano ha ricevuto una risposta ispirata ai versi del poeta francese: “Odio il moto che turba le mie linee, mai non piango e giammai non cedo al riso”.

A tale immobilismo sembra condannata Roma, dopo anni di mala-gestione. La città è paralizzata, in una posizione ben più gravosa rispetto a quella del recente passato di centro nevralgico della corruttela nazionale, ma comunque di punto di riferimento per eventi politici, culturali e sportivi di livello internazionale.

Assistendo inerme a quel gesto regale, Roma abdica al proprio ruolo, relegandosi con “l’occhio lustro d’un pianto involontario”, per citare altri versi di Baudelaire, a simbolo dello spleen cittadino.

Roma sta morendo, cari lettori, e il problema è che ce ne siamo accorti tutti. La città sta morendo di veleno e di tedio, di parassitismo e di campanilismo partitico.
Gioisce il ligure per la decapitazione della Capitale. Chi dovrebbe governare l’Urbe ne turba l’innegabile aspirazione alla grandezza con il motivo di impedire nuovi fenomeni di corruzione e di speculazione. Per una questione di onestà, si dice. Ma cosa è l’onestà? Di certo, non il “non fare”.
Benedetto Croce legò il concetto di onestà politica a quello di capacità politica: “come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze”. Il grande filosofo liberale previde a quale destino saremmo stati condannati?

Nel frattempo, mentre Roma muore, aspetteremo che venga purificata dal laido sistema in cui è accusata di essersi immersa. Aspetteremo, ad esempio, che venga completata la Giunta comunale e sono passati 90 giorni dall’insediamento. Aspetteremo che inizi, in qualche modo, il governo della città.
Magari, nell’attesa, potremmo chiederci come risollevare le sorti di un luogo a cui non sarà possibile, per molto tempo, fare affidamento per l’organizzazione di manifestazioni di spessore. Gioiremo soltanto per qualche inaugurazione legata al restauro del patrimonio artistico più importante del mondo, persino impreziosita da imbarazzanti gaffes, come accaduto in questi giorni. Assisteremo malinconicamente a eventi fieristici di secondaria importanza, quali quelli in programma nell’orripilante cattedrale del deserto nota come Nuova Fiera di Roma.
Le buche continueranno a butterare il volto delle nostre strade e i disservizi divoreranno la pazienza di cittadini e turisti, mentre una spaventosa voragine nel bilancio dovrà essere ripianata non si sa come.
Ci è rimasto il Vaticano con i suoi Giubilei, ma una laica Capitale d’Italia accuserebbe un ulteriore colpo alla sua credibilità se continuasse a basarsi sulle iniziative della Chiesa.

Che fine ha fatto “la Roma dell’avvenire”, quella che Giuseppe Garibaldi scorgeva “nel giovanile intendimento”? La Roma che molti non vogliono, e che pur la speranza dovrebbe incoraggiarci a ricercare, è forse racchiusa in quel baciamano.
La risposta signorile e per nulla arrendevole di chi crede che, non evitando il problema, ma affrontandolo di petto, si possa ridare dignità a una città che non merita il declino a cui sembra indirizzata.

Massimiliano Giannocco

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